L’Autore presenta un discorso con riferimenti a casi empirici, con l’obiettivo di criticare l’idea che i nuovi media producano uno spazio di comunicazione autonomo. L’entusiasmo collettivo coagulatosi attorno alle promesse fatte dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione ha diffuso e sostenuto una concezione eterea della comunicazione. In questa ricerca si argomenta invece come i nuovi media estendano lo spazio di comunicazione e azione degli attori, ponendo di conseguenza specifiche questioni sociali e politiche. L’Auotre si occupa quindi di limiti non fisici, ma legati a ciò contro cui questo immaginario leviatano logico andava a scontrarsi: le esistenti relazioni sociali e di potere. Il risultato è una critica all’allora egemonico, e tuttora latente, libertarismo naif di numerose interpretazione della Rete.