Questi versi, oltre a esprimere la complessità e le contraddizioni di un particolare momento storico, compongono un canto di alta estensione, che prorompe dai recinti di una storia battuta dalla grandine di antiche e recenti “dominazioni”, sia culturali sia politiche. Questo poema re-inventa l’infinita libertà delle nostre sillabe e del nostro linguaggio, con il conseguente rifiuto di quelle disarticolazioni della parola, atte soltanto ad aggiungere caos al caos.