Un altro libro su René Girard... Così il lettore - per quanto avidamente interessato alla filosofia francese - potrebbe reagire, con aria alquanto afflitta o persino irritata, all’uscita di questo saggio, accorgendosi della sua presenza sullo scaffale di una qualunque libreria. Già, perché negli ultimi anni la letteratura critica su Girard, ormai un vero e proprio "classico vivente" del pensiero contemporaneo, si è moltiplicata incredibilmente, con risultati non sempre eccellenti. Ciononostante, a cinque anni di distanza da Al di là della vittima. Cristianesimo, violenza e fine della storia, è sorta l’esigenza di proseguire ciò che in quel testo, per ovvi motivi di spazio, non si era potuto articolare, ossia un confronto dialogico "personale" - il più diretto possibile - tra Girard e alcuni tra i più rappresentativi autori europei contemporanei. È così nata l’idea di questi "dialoghi a distanza", autentici incontri immaginari tra Girard e antropologi come Frazer o Lévi-Strauss e filosofi come Heidegger o Sartre, nel tentativo di chiarire la portata di molteplici questioni teoriche - ad esempio, la mancanza d’essere sartriana come radice ontologica del desiderio mimetico, la malafede come diretto antecedente della méconnaissance, il tema heideggeriano della fine della metafisica come svelamento del sacro violento - inerenti la teoria mimetica e di mettere in luce i nodi concettuali più densi in cui meglio emerge la stretta correlazione tra il pensiero girardiano e la alquanto variegata temperie culturale francese a partire dagli anni Quaranta del Novecento. Ci auguriamo che questo libro possa essere utile non solo per chi si accinge ad iniziare la navigazione nell’oceano antropologico, filosofico e religioso girardiano, ma che possa offrire fecondi spunti di riflessione per spingere un po’ più in là la comprensione dell’uomo, dell’altro e dei mali che affliggono i nostri giorni.