Prefazione di Nichi Vendola
"Non possiamo non dirci «cristiani»", scriveva Croce ne La mia filosofia; non possiamo non dirci laici, ribattiamo noi. La laicità non è solo una aspirazione culturale ma anche, come cerchiamo di chiarire, sociologica, politica, economica, etica, teoretica. In sociologia guarda alla realtà non disdegnando l’utopia e senza scindere ideale/reale; in politica vuol dire concepire la democrazia come realizzata da “soggetti democratici”, superando la divisione-ipostatizzazione società-politica; in senso psicologico non dividere l’uomo in due: ragione-emozioni; in economia concepire un discorso sulla povertà in termini di risoluzione globale del problema; in etica vuol dire superare la contrapposizione fra etica liberal-individualistica ed etica comunitaria; in ambito teoretico condividere una impostazione della ricerca più problematica e dubitativa. Persino nella didattica è rivoluzionaria dal momento che concepisce la sfera del “saper essere” non disgiunta dalla sfera della maturazione cognitiva. Perché il significato nuovo da dare alla laicità è proprio il superamento della contrapposizione e della ipostatizzazione che è tipico delle religioni storiche. Essa pertanto vuol dire anche, e soprattutto, calarsi nella realtà storica, difendere le conquiste libertarie di chi ci ha preceduti, si chiamino "194" o libertà di pensiero e di opinione.
La mobilità storica dell’esistenza umana è proprio costituita dal fatto che essa non è rigidamente legata a un punto di vista, e quindi non ha neanche un orizzonte davvero conchiuso. L’orizzonte è invece qualcosa entro cui noi ci muoviamo e che si muove con noi. Per chi si muove, gli orizzonti si spostano.
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