La crisi del progetto europeo è sotto gli occhi di tutti. Le cause, spesso rintracciate nella difficile armonizzazione di storie, culture e popoli così diversi, molto raramente vengono ricondotte dai giuristi e dai politologi allo stesso modello di sviluppo che le tre comunità prefiguravano fin dal secondo dopoguerra, quello di un mercato capitalista a generica vocazione sociale. Sia il modello politico europeo, sia la storia di formazione delle istituzioni comunitarie e dell'UE, dunque, non soltanto implicano un processo decisionale frammentato e duale (nazionale e sopranazionale, politico ed economico, gestionale e programmatorio, hard law e soft law) espresso dal circuito governo-governance, ma prevedono un deficit di democrazia che ha rilevanza costitutiva e senza il quale non ci sarebbe né l'avanzamento del progetto confederale né il suo consolidamento costituzionale. Nel primo volume di questa lunga ricerca, l'autore, dopo un quadro generale dell'economia europea nel secondo dopoguerra e delle condizioni dell'egemonia nordamericana, si concentra sulle condizioni strutturali della crisi europea e sulla sua dimensione politico-istituzionale, soffermandosi in particolare sui processi di ristrutturazione degli anni '70, che hanno determinato l'esigenza della moneta unica, e sulle trasformazioni politiche degli anni '90, che hanno accompagnato la dismissione dello stato sociale e la lunga onda delle privatizzazioni e delle finanziarizzazioni.