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Pagine: 109

Lettera a un bambino ormai nato

“…insomma, ti prego, non cedere alla tentazione, inebriante, di ricoprire un ruolo di depositario, o di divulgatore, di una Verità…Riappropriati dellincertezza, del dubbio, dellumiltà di giudizio.” uesto il tenore di una lunga lettera aperta, idealmente rivolta da chi scrive al grande tenore Andrea Bocelli. Una lettera nata sulla spinta dellimpatto emotivo provocato dalla visione di un video dove lui, dallalto di un palco sovrastante una platea vuota, declamava frasi reboanti sul “coraggio di chi sceglie sempre e comunque di salvare una vita”.

Una lettera tanto accigliata nei confronti della star, quanto amorevole nei confronti delluomo che, chi scrive, aveva, molti anni prima, conosciuto da vicino. Dal tema dellaborto biologico a quello della vita negata a un embrione di pensiero il passo è breve e, allora, le riessioni si spostano sul diritto, per ogni pensiero che ha acquisito una sua germinale corporeità attraverso la congiunzione amorosa della carta con linchiostro, di poter vedere la luce, scevro da manipolazioni di ordine religioso, esente da censure di natura politica; libero anche da connotazioni culturali, se questo può equivalere a operarne una preordinata e articiosa selezione. Allora ogni individuale, anonimo, pensiero scritto nisce per rappresentare un “bambino ormai nato” nella società di oggi, nella quale (grazie alla stampa digitale che ha fortemente democratizzato la scrittura) il pensiero di tutti e di chiunque, che sia bello, brutto, sano, malato, sciocco o intelligente (e, quindi, non solo quello rigorosamente “ariano”), può rivendicare larbitrio di accedere alla vita, anche se, chi scrive, dubita che un pensiero non perfettamente omologato potrebbe mai godere, davvero, di pari diritti e di pari opportunità; dubita che potrebbe mai crescere davvero immune dalla contaminazione inquinante degli additivi mediatici, come la candeggina del perbenismo, sparsa a piene mani da troppi “buoni consiglieri”. Inne i pensieri decidono di far ricreazione e si siedono per terra, a gambe incrociate, per aabulare su “quella brutta, vecchia, storia” che corre sulla bocca di tutti da millenni, riguardo al comportamento della cicala fannullona e della formica giudiziosa, per restituire alla prima quella reputazione che era stata cinicamente compromessa da un antico “buon maestro” greco, che aveva divulgato una menzognera etologia per conferire incisività ed ecacia alle “morali” che, lui, desiderava veicolare.

9788861785861Scarica il PDF allegatosettembre 2010
17.50 EUR

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