La dissoluzione dell’Unione Sovietica ha costituito uno degli eventi geopolitici più importanti del XX secolo. L’improvvisa indipendenza delle cinque repubbliche centro-asiatiche e delle tre caucasiche ha comportato uno sconvolgimento dello spazio geopolitico di una vastissima regione che partendo dal Mar Nero a ovest, si spinge fino ai confini della Cina a est. Così la Turchia che già temeva di vedere dissolta la sua importanza strategica, si è ritrovata improvvisamente al centro di grandi sviluppi. La Turchia è il paese che potenzialmente ha guadagnato di più dalla fine della guerra fredda in quest’area e dopo il 1991 si è trasformata in una media potenza, in possesso di una capacità non più regionale ma globale, all’interno dell’Eurasia, benché limitata e condivisa con altri paesi. I tratti salienti che emergono dall’analisi del suo attivismo nell’area sono l’alleanza con Israele, l’intensificazione dei rapporti commerciali, culturali e diplomatici con l’Asia centrale e il Caucaso e la politica attiva sul fronte dell’acqua e dell’energia. In ogni caso la Turchia rimarrà una tra le più importanti frontiere culturali tra Oriente e Occidente del globo e sarà sempre lo scenario sul quale si ripercuoteranno con più intensità gli effetti delle recenti trasformazioni geopolitiche. Ma la Turchia entrerà in Europa? La domanda rimane ancora aperta.