• Geopolitica
Pagine: 302

L’Aquila e il Toro

Globalizzazione post-americana e conflitti

L'Aquila, simbolo per eccellenza della potenza politica e militare degli Stati Uniti, e il Toro, rappresentazione, invece, dell'euforia borsistica di Wall Street stanno soffrendo oggi, più che mai, di una profonda crisi a causa di scelte estreme che hanno caratterizzato la politica americana dalla presidenza di Ronald Reagan sino a quella di George W. Bush. L'attuale crisi del capitalismo statunitense viene analizzata dall'Autrice, ripercorrendo anche esperienze di altre nazioni, come Russia, Cina e India che, dalla globalizzazione del primo decennio del nuovo secolo, sono emerse come possibili alternative di potenza agli Stati Uniti, tanto da far prospettare un'era post-americana. Anche l'Africa e l'America Latina, da sempre sorprendenti per le contraddizioni politiche, economiche e sociali, stanno ora sperimentando un'evoluzione che fa assumere loro il carattere di paesi in via di riscatto e di nuova globalizzazione. In questa ricostruzione storica, l'Autrice evidenzia, quindi, la genesi delle cause, nemmeno tanto celate, del declino politico ed economico degli Stati Uniti e del ruolo degli organismi sovranazionali nella fallimentare gestione delle gravi crisi che hanno coinvolto le relazioni fra Stati nell'era della globalizzazione.

 

 

Recensioni

La Comunità Internazionale, vol. LXIV, n.4, 2009, pp. 671-672. 

L’Aquila e il Toro è un libro di notevole interesse scritto da Germana Tappero Merlo e pubblicato nel febbraio 2009 dalla casa editrice UNI Service.
Il libro, che ha un titolo evocativo con l’Aquila che rappresenta il simbolo per eccellenza della potenza politica e militare degli Stati Uniti d’America e il Toro che simboleggia l’euforia borsistica di Wall Street, è una lunga riflessione sul declino della potenza americana entrata in crisi a causa di scelte estreme che hanno sottoposto a tensioni, fino ad oggi sconosciute, il concetto stesso di democrazia negli Stati Uniti. Una riflessione che risale alla genesi delle cause di quel declino, ma anche del ruolo degli organismi sopranazionali nella fallimentare gestione delle gravi crisi che hanno coinvolto le relazioni fra Stati nell’era della globalizzazione.
L’Aquila e il Toro, come l’Autrice sottolinea preliminarmente, non ha risposte prefabbricate, non ha facili verità assolute da illuminare, né la pretesa di spiegare tutta la complessità dei comportamenti attraverso scuole o modelli teorici onnicomprensivi. Si pone piuttosto l’obiettivo di dare poche spiegazioni certe e di sollevare interrogativi o dubbi su dottrine, comportamenti e su che le adotta o li pratica.
Il volume è tripartito: l’inizio è tutto dedicato agli Stati Uniti, dagli anni della presidenza Reagan fino ai giorni nostri; vi si evidenziano le scelte politiche, economiche e militari che hanno consentito agli Stati Uniti di vincere la competizione con l’URSS, di assurgere a superpotenza economica, di gestire i processi di globalizzazione di un mondo trasformato da un’evoluzione accelerata dai progressi tecnologici. Sono scelte che contengono, però, anche il germe della crisi della potenza statunitense e qui l’analisi diventa affascinante ma complessa: la rivoluzione conservatrice interseca la finanziarizzazione dei sistemi economici, mentre la globalizzazione modifica i processi produttivi. Il punto di arrivo di questa parabola sarà, durante l’amministrazione di George W. Bush, la privatizzazione dei conflitti e la crisi verticale degli organismi sopranazionali.
La seconda parte del volume è dedicata alle vicende politiche ed economiche delle potenze in ascesa (Russia, Cina, India) la cui crescita prefigura un’era post americana. La Russia, dopo un lungo e delicatissimo momento di transizione, ricostruisce, grazie agli oleodotti e ai gasdotti, nuove alleanze militari ed energetiche; la Cina costruisce sul socialismo di mercato un nuovo modello di sviluppo; l’India che, tra vecchie contraddizioni e una nuova imprenditoria, diventa la chiave per nuove alleanze strategiche.
L’ultima parte è dedicata a due realtà continentali storicamente piene di contraddizioni: Africa e America Latina vivono un’evoluzione che ne ridisegna il protagonismo e che le renderà un fattore importante nella nuova globalizzazione politica ed economica.
Il cuore dell’analisi si concentra sugli aspetti più propriamente economici, interni e internazionali, che hanno finito per influenzare la politica estera americana e più in generale il sistema delle relazioni internazionali e il fenomeno della globalizzazione innescando un meccanismo nel quale, accanto alla profonda crisi degli Stati Uniti d’America, si è affiancata la nascita di nuovi potenti protagonisti politici, economici, finanziari e militari.
All’alba del nuovo millennio infatti, e in particolare dopo le scelte strategiche compiute dagli Stati Uniti all’indomani degli attentati dell’ 11 settembre 2001, possiamo osservare una pluralità di Stati che si contendono lo status di grande potenza: la Cina, l’India, la Russia e il Brasile si ritrovano a giocare la loro partita su uno scacchiere internazionale caratterizzato dal post americanismo rivendicando un ruolo da protagonisti su un piano di parità con l’ex potenza egemone. La dinamica di fondo del sistema, ed è questa una delle chiavi interpretative più significative del volume, è l’avvio di un’era di globalizzazione post americana perché, in parte per una naturale evoluzione della globalizzazione stessa, in parte per scelte sbagliate, gli Stati Uniti hanno messo in gioco, fino a perderlo, il loro primato di potenza politica, per dare maggiore spazio ai loro obiettivi di politica economica e geostrategica che non sono stati, e non potevano essere, pienamente condivisi dalla comunità internazionale.
Il contraccolpo sul sistema è stato il progressivo restringimento dello spazio d’azione americano e il conseguente allargamento dello spazio d’ azione di nuovi protagonisti.
La globalizzazione post americana si colora di un’altra caratteristica fondamentale: il potere si va spostando dagli Stati verso altri soggetti che si aggregano a livello transnazionale, pensiamo ad esempio alle nuove forme di capitalismo finanziario, rendendo insufficiente il livello di analisi sulle realtà territoriali. E’ l’intreccio di interessi economici e politici transnazionali che si attua attraverso la collaborazione di quelle che nel libro sono definite élites che determina il centro di potere decisionale.
Gli Stati Uniti d’America pagano oggi la mancanza di una visione strategica di lungo periodo che avrebbe consentito loro di trarre significativi vantaggi politici ed economici dalla fine della Guerra fredda. Invece, la nascita e lo sviluppo di modelli alternativi di crescita e di globalizzazione sono stati la naturale conseguenza dell’implosione di un’economia globale, che ha dato un’importanza spropositata ai fattori finanziari.
Le responsabilità americane non si fermano alla scelta di una dottrina economica neoliberista, che è stata adottata acriticamente anche dai Paesi più industrializzati e dagli organismi sopranazionali preposti a garantire la crescita e lo sviluppo del mondo.
Ci sono altre responsabilità di più lungo periodo che risalgono agli albori del sistema politico ed economico internazionale contemporaneo, a Bretton Woods, all’istituzione del Fondo Monetario Internazionale della Banca Mondiale quando vennero poste le infauste fondamenta del nuovo sistema. Questa interpretazione conferisce respiro di lungo periodo al testo proiettando, opportunamente, la crisi degli Stati Uniti in una dimensione diacronica.

Adolfo Pepe

 

 

Per maggiori informazioni: www.gtmglobaltrends.de  

 

9788861783225febbraio 2009
17.50 EUR

Cerca all'interno di questo libro

Scrivi una recensione (per utenti registrati)

[ Indietro ]
Home arrow Tutti i libri

Newsletter





UNI Service Soc. Coop. P.IVA 01458510227