“L’aria era immobile e il buio la faceva da padrone in quella notte senza luna; il latrare dei coyote accompagnò il suo ingresso nel deserto del Sonora. L’alba arrivò presto assieme al caldo opprimente. Inès proseguiva a testa bassa attenta a evitare i serpenti a sonagli e le lucertole velenose che, a tratti, interrompevano il suo incedere. Era certa che il sentiero battuto, delimitato dai saguari e dai cespugli spinosi, fosse la strada giusta...”
Da “L’Ombra lunga del Saguaro”
“Questa è la terra di Yerevan” diceva aprendo un sacchetto color blu cobalto. “Ma nonna, è dove siamo noi adesso! Perché dobbiamo tenere la terra dell’Armenia, se ci siamo già?” domandavo. “Perché non si sa mai dove ci può spingere il vento” rispondeva enigmatica.
Da “Raccolgo manciate di terra ovunque sono le mie radici”
Dalla macchina Monica leggeva i cartelli stradali, e le indicazioni erano chiare; si stava dirigendo a Torbole, sul lago di Garda, in Trentino! Non c’erano più dubbi, il primo tassello del suo puzzle era incastrato…
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