Questo saggio analizza in chiave comparata il ruolo dei movimenti sindacali nelle transizioni alla democrazia in Sudafrica e Nigeria, evidenziando le rispettive peculiarità e rilevando analogie e differenze su cui poter costruire uno schema teorico per la spiegazione del fenomeno.
I sindacati hanno un naturale interesse a promuovere lo sviluppo di istituzioni democratiche che, sole, possono garantirne l’esistenza e l’autonomia necessaria per perseguire i loro obiettivi di tutela degli interessi dei lavoratori. Tuttavia, questo specifico aspetto dei processi di democratizzazione è stato scarsamente trattato nella pur vasta letteratura esistente sull’argomento. L’attenzione è rivolta soprattutto al coinvolgimento del movimento sindacale nelle lotte per la democrazia ed al loro rapporto con i movimenti sociali, nonché alle dinamiche di istituzionalizzazione con cui i regimi tentano di porre i sindacati sotto il loro controllo.
Nel caso sudafricano, le caratteristiche dei sindacati neri hanno fatto sì che la collaborazione con i movimenti democratici fosse particolarmente intensa, fino ad assumere i tratti di un vero e proprio “sindacalismo dei movimenti sociali”.
In Nigeria, la scarsa sindacalizzazione della società e la capacità del regime militare di imporre al sindacato un rigido controllo ne hanno minato la capacità organizzativa e di mobilitazione; solo la sovrapposizione alle lotte delle minoranze etniche ha permesso lo sviluppo di una coscienza politica dei lavoratori tale da indurli a mobilitarsi contro il regime.
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