ANNA CARLA DURANTE (Alza gli occhi per guardare in platea, li socchiude abbagliata, abbassa lo sguardo sul leggio, ha la voce da ubriaca).
"Fine a se stessa, inaffidabile, la Storia ritornò al punto di partenza, come un treno vuoto. Vi fu un attimo di stasi cosmica, una sincope che coinvolse l'intero universo. Tutti i personaggi trattennero il fiato. Increduli, indignati, sentendosi traditi. Poi il rumore che durava dall'inizio del tempo, il rumore che ognuno aveva pensato facesse parte dell'esistenza, si spense di colpo. E fu come se non ci fosse mai stato. Fu come se il destino non fosse mai esistito. L'idea stessa di destino apparve di punto in bianco inattuabile, superflua, assurda. Le loro esistenze si rivelarono per quello che erano vite senza disegno, senza senso, che andavano da lì a lì e poi finivano. Lo smisurato opificio tacque per sempre e fu invaso dalla vegetazione selvatica del sottobosco. Tutti se ne dimenticarono. Le scuse, i sogni, le necessità che avevamo accampato per giustificare la nostra vita si dissolsero. Restammo là nel nulla a domandarci a che diavolo tutto quello servisse. A che servissimo noi stessi. Non ne avevamo idea".