Siamo nel '68, quando un giovane, nel contesto di un ostile clima politico, si mette alla ricerca di un lavoro. Finalmente, dopo tanto penare, entra a far parte del mondo del Pubblico Impiego. L’impatto con l’ambiente di lavoro è più che positivo e non ha alcuna difficoltà ad instaurare con i colleghi ottimi rapporti professionali e interpersonali che, pur con le eccezioni comuni ad ogni luogo di lavoro, sono comunque buoni, anche fra gli altri dipendenti, e improntati, nello specifico, ad un sano "spirito di corpo". Le storie che si susseguono nel corso degli anni nell’ambito di quella realtà lavorativa, delle quali sono protagonisti questi lavoratori e i cittadini con i quali entrano in contatto nell’espletamento delle loro mansioni, ne sono la prova tangibile. Come pure, esse, danno l’idea di un ambiente di lavoro sostanzialmente sano. Gli amministratori dell’ente non stanno a guardare: hanno i loro galoppini e fanno sentire, ai dipendenti, "lu fiate a lu cuzzette" (il fiato sulla nuca). Quelli che non la pensano allo stesso modo hanno il loro bel da fare per parare i colpi. Pur tuttavia, però, i limiti della decenza non vengono mai superati e quei valori, che sono le fondamenta di ogni comunità che funzioni, pur subendo una costante e trascurabile incrinatura, resistono fino a tangentopoli, quando la politica va nel pallone e la confusione prende il sopravvento. Piano piano l’anarchia la fa da padrone e gli effetti sui rapporti professionali e interpersonali, in quel contesto lavorativo, sono devastanti. Come lo sono, di riflesso, nello specifico, su quel sano "spirito di corpo". Il "mobbing", fino ad allora sconosciuto, trova terreno fertile per affermarsi!