...e poi non rimase nessuno
Per anni un autore ha inviato i suoi racconti nella speranza di vincere concorsi ed essere pubblicato. Stufo delle continue delusioni, decide di vendicarsi. Trova così il modo di pubblicare finalmente i suoi nove racconti migliori ma, per riuscirci, deve creare la decima storia, quella definitiva: la madre di tutte le vendette.
La scrittura è una componente importante del tuo lavoro: quanto lo è il rapporto diretto con il lettore oppure ritieni che sia da prediligere la mediazione della parola scritta?
Non sono un gran comunicatore e spesso maschero questa mia timidezza con la mediazione della parola scritta. Però mi piace ascoltare le critiche dei miei lettori. Sono pochi quelli che ti descrivono bene cosa hanno provato leggendo un tuo scritto. Adoro ascoltarli, anche quando esprimono delle aspre critiche. Diciamo che il rapporto diretto con il lettore che preferisco è quello in cui è lui a parlare ed io ad ascoltare.
La nostra è la società dell’immagine, ma per te quanto è importante scrivere, inteso anche in senso materiale (la penna che scorre sul foglio)?
Non credo che “scrivere” ed “essere nella società dell’immagine” siano due affermazioni in contrasto. Anzi; più è alto il peso dell’apparenza e maggiore è il desiderio dell’approfondimento. Per me e, per fortuna, per un’infinità di persone sarà sempre più importante congelare i propri pensieri nella scrittura. Forse saranno diversi gli strumenti con cui lo faremo. Forse non sarà la penna sul foglio (e già non lo è più). Forse non sarà il libro cartaceo il supporto con cui distribuire la propria opera: Stephen Leather, autoproducendosi, ha venduto nella versione per Kindle circa 2.000 copie al giorno, mantenendosi al primo posto per tre mesi nella classifica dei più venduti di Amazon.co.uk. Forse, forse, forse… ma scrivere rimarrà sempre importante.
Qual è la componente di gioco, se ritieni che esista, insita nella scrittura?
Se ritengo che esista? Certo che esiste. Scrivere è giocare. Cosa c’è di più bello di partecipare ad un gioco in cui si possono fissare le regole? Quando scrivo mi immergo nel mio mondo dove io sono il capo e tutti i figuranti si comportano come voglio io. Cosa c’è di più bello?
Scrivere è un piacere che si può trasmettere al lettore oppure è semplicemente un modo per trasportare concetti?
Se uno scrive un racconto o un romanzo deve trasferire il proprio piacere al lettore. Se si limita a trasportare dei concetti, vuol dire che sta scrivendo le specifiche funzionali di un progetto o il manuale d’uso di un nuovo gadget uscito dalle menti di qualche nuovo genio dell’hi-tech americano.
Qual è la storia che ti ha emozionato/a di recente ovvero quale ti piacerebbe leggere (o scrivere) in questo momento?
Un paio di anni fa ho fatto un viaggio in Giappone. Ciò che mi ha colpito di più è stato il rapporto con la popolazione. Ho trovato persone così diverse da noi, dotate di una dolcezza e di una gentilezza al di fuori del comune. Mi colpirono molto per il loro approccio alla vita, per le loro fobie e per la perfezione formale dei loro comportamenti e, in contrasto, per il loro modo di protestare a questa perfezione. La tragedia che li ha colpiti mi ha traumatizzato. Mi piacerebbe confezionare un racconto che sappia esaltare le virtù di un giapponese nell’affrontare un’enorme tragedia. Ci penserò.
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